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Da WordPress a Nuxt, GitHub e Netlify: come migrare un sito passo dopo passo

Come passare da WordPress a Nuxt, GitHub e Netlify: perché farlo, quando no, dove vanno i contenuti, i passaggi della migrazione e come proteggere la SEO.

Fabio Folgori6 min di lettura

Stormo di uccelli in volo nel cielo con nuvole bianche
Foto di Julia Craice su Unsplash

WordPress è lo strumento più diffuso per fare siti, e per molti progetti resta la scelta giusta. Ma ci sono casi in cui, dopo qualche anno, si comincia a desiderare altro: un sito più veloce, meno plugin da aggiornare, meno superficie per gli attacchi, un codice che si controlla davvero. È lì che si guarda a un'architettura moderna: Nuxt per il sito, GitHub per il codice e i contenuti, Netlify per pubblicarlo.

In questa guida spiego come funziona, quando conviene, quando no e come si fa la migrazione senza perdere ciò che hai guadagnato su Google. Il sito che stai leggendo è costruito così: Nuxt, contenuti in Markdown nel repository su GitHub, pubblicazione su Netlify con un'anteprima per ogni modifica.

Che cosa sono i tre pezzi

  • Nuxt è un framework basato su Vue per costruire siti e applicazioni. Genera pagine veloci, gestisce lingue, SEO e routing, e permette di scrivere solo il codice necessario.
  • GitHub è dove vive il progetto: il codice, e spesso anche i contenuti, con la cronologia completa di ogni modifica. Si può sempre tornare indietro.
  • Netlify costruisce e pubblica il sito: a ogni modifica ripete la costruzione, e per ogni proposta di cambiamento crea un'anteprima online (Deploy Preview) da controllare prima di pubblicare.

Il flusso è semplice: si modifica, si controlla l'anteprima, si approva, il sito si aggiorna.

Perché lo si fa

  • Velocità. Le pagine sono già pronte e servite da una rete di distribuzione, senza interrogare un database a ogni visita.
  • Sicurezza. Senza pannello pubblico, database e decine di plugin, la superficie d'attacco è molto più piccola.
  • Meno manutenzione. Meno componenti di terzi da aggiornare e meno sorprese dopo un aggiornamento.
  • Controllo. Il codice è tuo, leggibile e versionato; nessun tema o plugin che cambia sotto di te.
  • Anteprime e ordine. Ogni modifica passa da un'anteprima, e la cronologia dice chi ha cambiato cosa.
  • Costi di hosting spesso bassi, perché un sito statico o quasi statico pesa poco.

Quando non conviene

La migrazione ha un costo, e non sempre ripaga.

  • Chi aggiorna i contenuti è abituato al pannello di WordPress e ne usa molte funzioni: sostituirlo richiede un'alternativa comoda.
  • C'è un negozio complesso (WooCommerce con molte regole, abbonamenti, aree riservate): ricostruirlo ha un costo alto.
  • Molti plugin dipendono da WordPress e non hanno equivalente semplice.
  • Il sito cambia continuamente da parte di molte persone non tecniche.
  • Il budget è molto limitato e il sito attuale funziona bene.

Se non sei sicuro che serva rifare il sito, leggi prima Quando conviene rifare il sito.

Dove vanno i contenuti

È la domanda più importante, perché decide come lavorerà chi aggiorna il sito. Le strade principali:

  • File Markdown nel repository (con Nuxt Content). I testi sono file di testo semplice, versionati insieme al codice. Ottimo per chi è a suo agio con un editor e con Git, ed è il modo in cui è fatto questo sito.
  • Un CMS con interfaccia, collegato a Nuxt. I redattori scrivono in un pannello, e il sito si ricostruisce da solo. Può essere un CMS pensato per questo uso o lo stesso WordPress usato solo come archivio dei contenuti (headless).

La scelta dipende da chi scrive: se sono persone non tecniche, un pannello è quasi sempre necessario.

I passaggi della migrazione

  1. Inventario. Elenco di tutte le pagine, i tipi di contenuto, i moduli, i plugin che fanno qualcosa di importante.
  2. Decisioni. Cosa tenere, cosa unire, cosa eliminare, dove vivranno i contenuti.
  3. Esportazione dei contenuti. Testi, immagini, categorie e metadati escono da WordPress e vengono convertiti nel formato scelto, ripuliti e controllati.
  4. Ricostruzione di modelli e componenti. Il design viene tradotto in componenti Nuxt, con attenzione a velocità e accessibilità.
  5. Funzioni. Moduli di contatto, ricerca, lingue, mappe: si ricostruiscono con gli strumenti adatti (per i moduli, per esempio, Netlify Forms).
  6. SEO. Si mantengono titoli, descrizioni, struttura dei titoli, dati strutturati e mappa del sito, e si prepara la mappa dei reindirizzamenti.
  7. Prove su anteprima. Ogni pagina, ogni reindirizzamento, ogni modulo, da più dispositivi.
  8. Pubblicazione. Si punta il dominio al nuovo sito in un momento tranquillo, con un piano di ritorno.
  9. Controlli dopo il lancio. Search Console, errori 404, indicizzazione, velocità reale.

La SEO: dove si rischia

Il pericolo di ogni migrazione è perdere posizioni. Le regole sono quelle di qualsiasi rifacimento: stessi indirizzi o reindirizzamenti 301 uno a uno, contenuti conservati, nessun blocco ai motori di ricerca lasciato per errore. La checklist completa è in Rifare il sito senza perdere il posizionamento. Ogni indirizzo dimenticato diventa un errore 404: ne parlo in Errore 404: cosa sono, perché contano e come gestirle.

Cosa cambia per chi aggiorna il sito

  • Con Markdown e Git: si modifica un file, si propone il cambiamento, si guarda l'anteprima e si pubblica. Più ordine e cronologia, meno immediatezza di un pannello.
  • Con un CMS: l'esperienza è simile a quella di WordPress, ma più semplice e senza plugin.
  • Per le correzioni piccole: serve decidere chi può farle e come, perché il sito non si modifica più "dall'amministrazione".

Va previsto un breve affiancamento, per spiegare il nuovo modo di lavorare.

Costi e tempi

Non esiste una cifra valida per tutti: dipendono da dimensione del sito, numero di tipi di contenuto, funzioni da ricostruire e scelta dei contenuti. In compenso, dopo la migrazione i costi ricorrenti (hosting, manutenzione, aggiornamenti) sono spesso più bassi. Conviene confrontare il costo totale nel tempo, non solo quello iniziale. Per orientarti sulle voci di costo di un sito, leggi Quanto costa un sito web nel 2026.

Come decidere, in sei domande

  1. Chi aggiorna i contenuti e quanto è a suo agio con un nuovo strumento?
  2. Il sito ha funzioni complesse che dipendono da plugin?
  3. La velocità e la sicurezza sono un problema oggi?
  4. Quanto spendo oggi in manutenzione e hosting?
  5. Voglio un codice che controllo e posso far crescere?
  6. Ho budget e tempo per una migrazione fatta bene?

Perché affidarlo a me

Programmo dal 1999, con più di 300 progetti consegnati e circa 30 agenzie come sviluppatore esterno. Uso tecnologie moderne come Nuxt, Vue e React, che producono siti molto veloci e sicuri, con meno plugin da aggiornare e meno sorprese; questo stesso sito è costruito con Nuxt, Netlify e GitHub. Prima di proporre una migrazione ti dico se conviene davvero e se invece basta sistemare WordPress. Lavoro da Roma e da remoto, con anteprime online ogni settimana.

Se ti stai chiedendo se passare a un'architettura moderna, scrivimi: una chiacchierata di circa 20 minuti, senza impegno, e poi una proposta scritta e gratuita. Il servizio è in Creazione siti web.

Domande frequenti

No. Conviene quando contano velocità, sicurezza e controllo del codice e i contenuti non cambiano ogni ora. Se chi aggiorna il sito ha bisogno di un pannello ricco, di molti plugin o di un negozio complesso, WordPress può restare la scelta migliore.

Dipende da dove vivono i contenuti: file Markdown nel repository (come questo sito) o un CMS con interfaccia, collegato a Nuxt. Chi non vuole usare Git ha bisogno della seconda strada.

Con indirizzi mantenuti o reindirizzati, contenuti, titoli e dati strutturati conservati e controlli dopo il lancio, il rischio si riduce molto. Una migrazione ben fatta può anche migliorare la velocità.

Sì: si possono gestire con Netlify Forms o con una piccola funzione serverless, senza plugin. Vanno però provati bene prima della pubblicazione.

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