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Sito WordPress hackerato: cosa fare subito e come evitare che succeda
Il tuo sito WordPress è stato hackerato? Ecco i primi passi da fare, come ripulirlo e le abitudini che riducono il rischio che accada di nuovo.
Fabio Folgori5 min di lettura

Scoprire che il proprio sito è stato hackerato è una brutta sensazione: pagine che non hai scritto, un avviso rosso nel browser, i clienti che ti chiamano per dirti che qualcosa non va. La prima reazione è il panico, ma la cosa più utile è procedere con ordine. Nella maggior parte dei casi un sito WordPress compromesso si può ripulire e rimettere in sicurezza.
In questa guida ti spiego come riconoscere un attacco, cosa fare nelle prime ore e come ridurre il rischio che si ripeta.
Come capire se il sito è stato compromesso
Alcuni segnali sono evidenti, altri si notano solo guardando con attenzione.
- Pagine, articoli o link che non hai creato, spesso su argomenti estranei al tuo sito.
- Reindirizzamenti: il sito, aprendolo da telefono o da Google, ti manda altrove.
- Avvisi del browser o di Google sul "sito pericoloso" o sui contenuti ingannevoli.
- Utenti amministratori sconosciuti nel pannello.
- Rallentamenti improvvisi o picchi di traffico inspiegabili.
- Email di spam inviate a nome del tuo dominio.
- File strani nelle cartelle del sito, con nomi casuali.
Un solo segnale non basta per essere sicuri, ma è un buon motivo per controllare subito.
Cosa fare nelle prime ore
Procedi con calma e in quest'ordine.
- Non cancellare tutto di fretta. Potresti perdere le tracce utili per capire cosa è successo.
- Cambia le password: pannello di WordPress, hosting, database, FTP, email collegate. Usa password lunghe e diverse, e fallo da un dispositivo che sai pulito.
- Metti il sito in manutenzione o offline, se può danneggiare chi lo visita (reindirizzamenti, download sospetti).
- Avvisa il tuo fornitore di hosting: spesso ha strumenti e log che aiutano, e può isolare il problema.
- Fai una copia del sito così com'è, anche compromesso, da conservare per l'analisi.
- Cerca l'ultimo backup pulito, precedente all'attacco, e verifica che sia integro.
Come si ripulisce un sito WordPress
La pulizia non è solo "rimuovere il file cattivo". Un buon intervento comprende:
- ripristino da un backup pulito, oppure reinstallazione di core, tema e plugin da fonti ufficiali;
- controllo dei file e del database per cercare codice estraneo e porte di servizio lasciate dall'attaccante;
- verifica di utenti e permessi, con eliminazione degli account sconosciuti;
- chiusura della falla che ha permesso l'accesso: spesso un plugin o tema non aggiornato, o una password debole;
- controllo finale su un'altra rete e dispositivo, e nuova richiesta di revisione a Google se il sito era segnalato.
Se non si individua e si chiude la causa, il sito viene colpito di nuovo dopo poco. È l'errore più frequente.
Cosa dire a clienti e visitatori
Se il sito ha raccolto dati di persone (contatti, ordini, account), il tema diventa anche di privacy. Possono esserci obblighi di comunicazione previsti dal GDPR: in quel caso conviene sentire un consulente competente. Per gli altri, un messaggio semplice e onesto sui tempi di ripristino è meglio del silenzio.
Come ridurre il rischio che accada
La sicurezza assoluta non esiste, ma alcune abitudini riducono molto la probabilità.
- Aggiorna WordPress, tema e plugin con regolarità, provando prima gli aggiornamenti su una copia. È il punto più importante.
- Elimina plugin e temi che non usi, non basta disattivarli.
- Usa password robuste e uniche, e l'autenticazione a due fattori per gli amministratori.
- Limita gli utenti: ciascuno con i permessi che gli servono, non di più.
- Fai backup frequenti, conservati fuori dal server del sito (ne parlo in Backup del sito web).
- Scegli plugin mantenuti e con una storia di aggiornamenti, evitando software "craccato" o di provenienza dubbia.
- Attiva un monitoraggio che ti avvisi se il sito cambia o va giù.
- Scegli un hosting serio, con isolamento tra siti e assistenza reale.
Gran parte di questo lavoro è il cuore di una manutenzione periodica.
Errori che rendono il problema peggiore
- Ripristinare un backup senza capire la causa. L'attaccante rientra dalla stessa porta.
- Fidarsi di un solo plugin "di sicurezza". Aiuta, ma non sostituisce aggiornamenti e buone pratiche.
- Usare la stessa password ovunque. Se si rompe un servizio, cadono tutti.
- Ignorare gli avvisi del browser o dell'hosting.
- Non avere un backup recente. È ciò che trasforma un'emergenza in un disagio.
Un piano di emergenza da preparare prima
Il momento peggiore per decidere cosa fare è quando il sito è già compromesso. Conviene avere in anticipo un piccolo piano scritto:
- chi chiamare: lo sviluppatore o chi si occupa della manutenzione, e il supporto dell'hosting;
- dove sono i backup e come si ripristinano;
- chi ha gli accessi a pannello, hosting, dominio e database, e dove sono conservati in modo sicuro;
- come avvisare clienti e visitatori, se serve;
- chi decide di mettere il sito offline.
Un'ora spesa a scrivere queste righe fa risparmiare ore di confusione nel momento sbagliato.
Dopo la pulizia: cosa controllare nelle settimane successive
La pulizia non chiude la questione. Nelle settimane seguenti conviene:
- controllare che non compaiano nuovi file o utenti sospetti;
- guardare i log e il monitoraggio per eventuali tentativi di rientro;
- verificare in Search Console che non ci siano segnalazioni di sicurezza;
- tenere gli aggiornamenti e i backup a cadenza ravvicinata.
Perché affidarlo a me
Programmo dal 1999 e ho consegnato più di 300 progetti. Mi occupo di manutenzione e sicurezza di siti WordPress, anche non realizzati da me: aggiornamenti provati prima su una copia, backup prima di ogni intervento, controlli di sicurezza e monitoraggio. Lavoro da Roma e da remoto.
Se il tuo sito mostra segnali strani, o vuoi prevenire invece di rincorrere, scrivimi: una chiacchierata di circa 20 minuti, senza impegno, e poi una proposta scritta e gratuita. Il servizio è descritto in Manutenzione WordPress.
Domande frequenti
I segnali più comuni sono pagine o link che non hai creato, reindirizzamenti verso altri siti, avvisi del browser o di Google sul sito pericoloso, nuovi utenti amministratori sconosciuti e un improvviso rallentamento.
Spesso è il primo passo, ma solo se il backup è precedente all'attacco. Se non si chiude la falla che ha permesso l'accesso (un plugin vecchio, una password debole), il sito viene colpito di nuovo.
Se il sito raccoglie dati personali di utenti o clienti, potrebbero esserci obblighi di comunicazione previsti dal GDPR. In quel caso conviene sentire subito un consulente per la privacy.
No. Si può ridurre molto il rischio con aggiornamenti, password robuste, backup affidabili e controlli, ma non eliminarlo del tutto. Per questo conta avere un piano di ripristino.
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