Accessibilità

Accessibilità web: cosa chiede la legge e da dove si comincia

Accessibilità web spiegata semplice: cosa sono le linee guida WCAG, a chi si applicano gli obblighi di legge e da dove cominciare a sistemare il sito.

Fabio Folgori6 min di lettura

Ombra di una persona che cammina su una pavimentazione tattile gialla
Foto di sıtkı aksoy su Unsplash

Per molti l'accessibilità web è una di quelle cose di cui si sente parlare da anni e che si rimanda, perché sembra tecnica, costosa e un po' vaga. In realtà è un tema molto concreto: significa fare in modo che il tuo sito possa essere usato da tutti, comprese le persone con disabilità visive, motorie o uditive, e chi ha difficoltà a leggere o a concentrarsi.

In questa guida ti spiego che cosa vuol dire, che cosa chiede la normativa (in modo semplice, senza valore di consulenza legale) e da dove si comincia senza stravolgere il sito.

Che cosa significa "sito accessibile"

Un sito è accessibile quando può essere percepito, usato e capito anche da chi non vede bene o non vede, da chi non può usare il mouse, da chi non sente i video. Le linee guida internazionali li riassumono in quattro principi.

  • Percepibile. Le informazioni devono arrivare in più modi: testo alternativo per le immagini, sottotitoli per i video, contrasti sufficienti tra testo e sfondo.
  • Utilizzabile. Tutto deve funzionare anche solo da tastiera, con tempi ragionevoli e senza elementi che lampeggiano in modo pericoloso.
  • Comprensibile. Testi chiari, moduli con etichette comprensibili, messaggi d'errore che spiegano cosa correggere.
  • Robusto. Il codice è scritto bene, così che browser e assistenti vocali lo leggano in modo affidabile.

Le WCAG: il riferimento tecnico

Le WCAG (Web Content Accessibility Guidelines) sono le linee guida internazionali, pubblicate dal W3C. Hanno tre livelli di conformità: A, AA e AAA. Il livello AA è quello che si usa di solito come obiettivo realistico, ed è il riferimento anche per gran parte delle norme.

Le WCAG non sono un'unica lista da spuntare una volta: si applicano pagina per pagina e vanno ricontrollate quando il sito cambia.

Che cosa dice la legge

Qui la risposta dipende da chi sei, quindi con la dovuta prudenza.

  • Pubblica amministrazione. In Italia esistono norme specifiche, da tempo, che impongono l'accessibilità di siti e applicazioni.
  • Privati. A livello europeo l'European Accessibility Act (direttiva 2019/882) richiede l'accessibilità di alcuni prodotti e servizi digitali, tra cui, in certi casi, i servizi di e-commerce. Gli obblighi sono applicabili da giugno 2025, e sono previste delle esenzioni, per esempio per le microimprese che offrono servizi.

Non sono un avvocato e non posso dirti se il tuo caso rientra negli obblighi. Quello che posso fare è aiutarti a capire cosa chiedere a un consulente legale e a preparare tecnicamente il sito. In ogni caso, sistemare l'accessibilità conviene anche a prescindere dall'obbligo.

Perché conviene anche senza obbligo

  • Più persone riescono a usare il sito, quindi più persone possono contattarti o comprare.
  • Meno problemi da telefono, sotto il sole o con una connessione lenta: le stesse correzioni aiutano tutti.
  • Aiuta la SEO. Titoli ordinati, testi alternativi e codice pulito sono segnali utili anche per Google, che legge le pagine in modo simile a un assistente vocale.
  • Riduce i rischi di reclami e contestazioni.

Da dove si comincia

Non serve rifare il sito. Si procede per passi.

  1. Una prima verifica automatica. Strumenti gratuiti segnalano molti problemi evidenti, come contrasti insufficienti o immagini senza testo alternativo. Trovano solo una parte degli errori, ma sono un buon inizio.
  2. Una prova da tastiera. Prova a usare il sito solo con il tasto Tab: riesci a raggiungere menu, pulsanti e moduli? Vedi sempre dove ti trovi?
  3. Una prova con un lettore di schermo. Ascolta come viene letta una pagina: l'ordine ha senso? I pulsanti hanno un nome comprensibile?
  4. Contrasti e dimensioni del testo. Controlla che il testo si legga bene e che il sito resti usabile ingrandendolo.
  5. Moduli. Ogni campo deve avere un'etichetta chiara, e gli errori devono dire come correggere.
  6. Contenuti. Testi alternativi sensati, titoli in ordine, video con sottotitoli.

Per i problemi più comuni c'è anche un elenco pratico in Sito accessibile: i 10 errori più comuni.

Cose che non risolvono il problema

  • Pulsanti "accessibilità con un clic". Possono affiancare il lavoro, ma non correggono il codice dove nasce il problema.
  • Solo uno strumento automatico. Trova una parte degli errori; il resto richiede una persona.
  • Una correzione una tantum. Se si aggiungono contenuti senza attenzione, i problemi tornano.
  • Promesse di certificazioni. Non esiste un bollino definitivo valido per qualunque sito: contano le verifiche fatte e documentate.

Come mantenere l'accessibilità nel tempo

L'accessibilità non si "finisce". Conviene:

  • inserirla nel flusso di lavoro: chi scrive i contenuti sa come scrivere un testo alternativo e un titolo;
  • ricontrollare dopo ogni modifica importante al sito;
  • tenere un breve registro di ciò che è stato verificato e corretto;
  • ascoltare chi usa il sito, perché le segnalazioni reali valgono più di qualsiasi strumento.

Chi fa cosa: designer, sviluppatore e redazione

L'accessibilità è un lavoro di squadra, e conviene sapere chi si occupa di cosa.

  • Chi progetta sceglie colori, contrasti, dimensioni dei caratteri, aree di tocco e stati dei pulsanti. Molti problemi nascono qui.
  • Chi sviluppa scrive un codice con la struttura giusta, gestisce la tastiera, le etichette dei moduli e il comportamento dei menu.
  • Chi scrive i contenuti si occupa di testi alternativi, titoli in ordine, link comprensibili e sottotitoli dei video.

Se uno di questi tre anelli manca, anche il lavoro degli altri due perde efficacia. Per questo, oltre a correggere, conviene lasciare a chi gestisce il sito poche regole semplici da seguire.

Quanto tempo e quanto lavoro servono

Non esiste una misura valida per tutti: dipende dalla dimensione del sito e da quanti problemi ci sono. Un primo controllo dà un quadro realistico in poco tempo, e permette di mettere in ordine le priorità: prima ciò che blocca davvero l'uso (moduli, menu, navigazione da tastiera), poi il resto. Dopo l'analisi si può avere una stima chiara, senza numeri a caso.

Perché affidarlo a me

Programmo dal 1999 e ho consegnato più di 300 progetti. Mi occupo di accessibilità web: verifico il sito con strumenti automatici, da tastiera e con lettori di schermo, e correggo i problemi secondo le linee guida WCAG, dai contrasti ai testi alternativi, dai moduli ai menu. Non rilascio certificazioni: consegno un report di ciò che ho verificato e corretto. Per gli obblighi di legge conviene sentire anche un consulente. Lavoro da Roma e da remoto.

Se vuoi capire in che condizioni è il tuo sito, scrivimi: una chiacchierata di circa 20 minuti, senza impegno, e poi una proposta scritta e gratuita. Il dettaglio è in Accessibilità web: audit e correzioni WCAG.

Domande frequenti

Sono le Web Content Accessibility Guidelines, le linee guida internazionali per rendere accessibili i contenuti web. Hanno tre livelli (A, AA, AAA) e il livello AA è quello che di solito si prende come riferimento.

Dipende dal tipo di soggetto e di servizio. Per la pubblica amministrazione le regole sono precise; per i privati, la normativa europea richiede l'accessibilità di alcuni prodotti e servizi digitali, con delle esenzioni. Per un parere vincolante conviene sentire un consulente legale.

Non una certificazione ufficiale valida per qualunque sito. Si può avere una verifica con un report di ciò che è stato controllato e corretto, ma chi promette un bollino definitivo va guardato con cautela.

Di norma no. I problemi veri stanno nel codice, nei contrasti e nella struttura delle pagine, e vanno corretti lì. Un pulsante che modifica l'aspetto può affiancare il lavoro, ma non lo sostituisce.

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